Abbiamo incontrato il nemico, ed è noi.
Walt Kelly
Molte strategie di dissimulazione vengono usate per rendere accettabile e farci apparire naturale la struttura sociale vigente e molte strategie dovremo impiegare per la conquista di uno spirito critico che ci renda tutti più consapevoli.
Vogliamo lavorare per il raggiungimento di una consapevolezza diffusa esaminando le strategie dell’establishment e elaborandone di nostre per un futuro migliore.
Dobbiamo tuttavia ammettere che questo sistema, che sta producendo un imbarbarimento delle coscienze e una cultura egoistica e asociale, ha trovato un terreno fertile in molti di noi. Tutti abbiamo dei lati oscuri, gli esseri umani non nascono assolutamente buoni o ineluttabilmente cattivi, c’è un po’ di tutto in ognuno; è vero che possono esserci delle differenti condizioni strutturali alla nascita, ma l’influenza delle nostre esperienze, dell’ambiente in cui siamo cresciuti e in cui viviamo, è, di solito, decisiva.
Sono condizioni casuali che non devono inorgoglire chi ha avuto più fortuna di altri, ma devono aiutare in un impegno, in un lavoro in corso che necessiterà sempre di modifiche.
Uno dei punti più urgenti è quello di avviarsi verso una redistribuzione delle risorse economiche, ma non è l’unico.
La conservazione di questo sistema sociale che produce angosce e alienazioni si alimenta in maniera particolare della paura di perdere, nell’eventuale cambiamento, ciò che possediamo o pensiamo di poterci conquistare. Siamo devoti ai nostri beni materiali che sono spesso l’unico valore in cui crediamo.
Il potere, il denaro, il possesso sono metri di giudizio che vengono proposti e propagandati tutti i giorni, da tutti i media, in tutti i modi. A volte perfino persone che per fede politica, per convinzione religiosa o filosofica parlano di valori diversi, nella pratica si rivelano, in fondo, legati a quei valori. Una “sinistra” ormai orfana di obiettivi sostanziali è docile al mantenimento dello status quo nell’accettazione di fatto dei criteri correnti del neoliberismo. I comportamenti, le manifestazioni dei rappresentanti sono affluenti e spesso più mondane che altro. L’idea che di conseguenza si deposita dentro di noi, influenzata più dall’ esempio che dalle dichiarazioni, è devastante.
Proviamo a considerare, uscendo dalla percezione della divisione in classi, la nostra società come un insieme in cui tutti , in un modo o in un altro, siano schiavi di un sistema ormai impersonale. L’avversario più pericoloso, nella strada che abbiamo di fronte, è difficilmente identificabile perché spesso ce lo portiamo dentro, è una visione della vita, dei rapporti umani e del mondo che stiamo rassegnandoci ad accettare come l’unica possibile.
Non esistono sistemi, regolamenti o leggi che possano risolvere in maniera sostanziale i vari problemi di una società, dato che abbiamo visto come possano essere sempre disattesi. Non voglio dire, naturalmente, che le regole siano inutili o che non vadano studiate e migliorate nell’ottica di una progressiva crescita democratica, ma un vero e duraturo cambiamento non può che essere culturale.
Partendo da queste considerazioni, esaminiamo, anche per mettere in dubbio la validità dell’attuale concezione economico-sociale, alcuni metodi di occultamento delle reali finalità dei provvedimenti e cerchiamo qualche strumento per contrastarle.
Non penso ci sia stato un programma segreto di inquadramento generale, sono convinto che le strategie di dissimulazione e di controllo non siano state progettate tutte a tavolino e poi messe in atto. Credo piuttosto che, in molti casi, si siano inizialmente scelte delle modalità per convinzione personale che poi si sono rivelate nel tempo mezzi efficaci di persuasione. A questo punto si è continuato articolando in tutti i campi una serie di operazioni, come un programma da propagandare per creare un senso comune funzionale a determinati interessi. In questa categoria esamineremo quelle che riteniamo le principali strategie di inquadramento delle popolazioni e quelle da mettere in atto per contrastarle.
