Sono gli scritti che precedono o seguono il testo vero e proprio redatti dallo stesso autore o da altri. Personalmente ritengo che, di solito, vadano letti per ultimi. Mi è sembrato, però, che estrapolandone alcuni brani e proponendoli isolati si potessero suggerire in poche righe delle riflessioni personali. Ne propongo alcuni:
Hannah Arendt “L’umanità in tempi bui” dal saggio di apertura:
“Ciò che rende oscuri i tempi bui non è che gli uomini vi siano disumani ma che l’umanità degli uomini è diventata irrilevante. Ma questa oscurità è una condizione che gli uomini possono cambiare o almeno illuminare con la luce della loro parola e del loro agire.”
Jorge Luis Borges “Fervore di Buenos Aires” dalla prefazione dell’autore:
“I nostri nulla differiscono di poco; è banale e fortuita la circostanza che sia tu il lettore di questi esercizi e io il loro estensore.”
Italo Calvino “Lezioni Americane” dalla prefazione dell’autore:
“La mia fiducia nel futuro della letteratura consiste nel sapere che ci sono cose che solo la letteratura può dare con i suoi mezzi specifici.”
Patrizia Cavalli da “Le mie poesie non cambieranno il mondo”:
“Qualcuno mi ha detto
che certo le mie poesie
non cambieranno il mondo.
Io rispondo che certo sì
le mie poesie
non cambieranno il mondo.”
Oriana Fallaci “Intervista con la Storia” dalla prefazione dell’autrice:
“Non riesco a escludere che la nostra esistenza sia decisa da pochi, dai bei sogni o dai capricci di pochi, dall’iniziativa o dall’arbitrio di pochi… Certo è un’ipotesi atroce. Ancor più sconsolato ti chiedi come siano quei pochi: più intelligenti di noi, più forti di noi, più intraprendenti di noi? Oppure individui come noi, né meglio né peggio di noi, creature qualsiasi che non meritano la nostra collera, la nostra ammirazione, la nostra invidia?”
Frantz Fanon “I Dannati della Terra” dalla conclusione dell’autore:
“Ma se vogliamo che l’umanità avanzi d’un grado, se vogliamo portarla a un livello diverso da quello in cui l’Europa l’ha manifestata, allora occorre inventare, occorre scoprire… Ma allora, importa di non parlare di rendimento, di non parlare d’intensificazione, di non parlare di ritmi. No, non si tratta di ritorno alla Natura. Si tratta molto concretamente di non tirare gli uomini in direzioni che li mutilano, di non imporre al cervello ritmi che rapidamente l’ostruiscono e lo guastano. Non bisogna, sotto pretesto di colmare il distacco, malmenare l’uomo, strapparlo a sé stesso , alla sua intimità, spezzarlo, ucciderlo. No, noi non vogliamo raggiungere nessuno.”
Natalia Ginzburg “Le voci della sera” dalla premessa dell’autrice:
“In questo racconto i luoghi, e i personaggi, sono immaginari. Gli uni non si trovano sulla carta geografica, gli altri non vivono, né sono mai vissuti, in nessuna parte del mondo. E mi dispiace dirlo, avendoli amati come fossero veri.”
Ernest Hemingway “I quarantanove racconti” dalla prefazione dell’autore:
“Andando dove dovete andare, facendo quel che dovete fare, vedendo quel che vi tocca vedere, lo strumento che usate per scrivere si rovina e si smussa. Ma preferisco che sia smussato e dovergli ridare forma e affilarlo di nuovo sulla mola, sapendo di avere qualcosa da scrivere, anziché averlo lucido e brillante e non aver niente da dire…”
Nikos Kazantzakis “Vita e Imprese di Alexis Zorbàs” dal prologo dell’autore:
“Perché lui aveva tutto quello che serve a uno scribacchino per salvarsi: lo sguardo primitivo che agguanta fulmineo dall’alto il suo nutrimento; la naturalezza creativa, che si rinnova ogni mattino, con cui guardare incessantemente alle cose come se fosse la prima volta e che restituisce la verginità ai secolari elementi quotidiani: vento, mare, fuoco, donna, pane.”
Toni Maraini “Ultimo tè a Marrakesh”
Questo libro non ha un’introduzione forse perché è tutto una profonda ma leggera e originale iniziazione alla considerazione dell’altro da sé. Dalle prime pagine: “…scoprirvi l’eterna comune umanità in cammino nella stessa Storia con complicate situazioni politiche e poliziesche, conflitti sociali e ideologici, problemi che non si addicono a visite turistiche, nonché lumi intellettuali, fermenti artistici, venerabili storie e aspirazioni universali che credevate riservati soltanto al vostro mondo”; e ancora “ Il mondo è stato a tal punto mostrato da non essere più riconoscibile”; e nelle ultime pagine “La razionalità dell’Occidente è probabilmente soltanto un mito, come lo è l’irrazionalità supposta dell’Oriente. Il confluire sotterraneo e complementare delle loro diverse interpretazioni e visioni del mondo costituisce la base di una storia perenne, l’unica che a me sembra importante cercare di capire e decifrare.”
Cesare Pavese “Dialoghi con Leucò” dalla prefazione dell’autore:
“…siamo sicuri che il mito è un linguaggio, un mezzo espressivo cioè non qualcosa di arbitrario ma un vivaio di simboli cui appartiene, come a tutti i linguaggi, una particolare sostanza di significati che null’altro potrebbe rendere:”
Borìs Pasternàk “Il dottor Živago” dall’Epilogo:
“È successo più volte nella storia. Quello che era stato concepito in modo nobile e alto, è diventato rozza materia. Così la Grecia è divenuta Roma, così l’illuminismo russo è diventato la rivoluzione russa.”
Fernanda Pivano “America Rossa e Nera” dalla prefazione dell’autrice:
“…li ho scritti con l’idea di far conoscere al pubblico cose che non conosceva ancora…per dividere tutto con tutti, per non tenere niente per me.”
Virginia Woolf “Le tre Ghinee” dalle note dell’autrice:
“La Commissione ( per il sacerdozio delle donne) afferma e appoggia un principio affermato sovente e appoggiato dalle dittature. Hitler e Mussolini hanno entrambi più volte e con parole molto simili espresso l’opinione che ‘esistono due mondi nella vita di una nazione, il mondo degli uomini e il mondo delle donne.’ La forza con cui preti e dittatori sottolineano la necessità dei due mondi dimostra a sufficienza che tale distinzione è indispensabile affinché essi continuino a dominare.”
