“Nous devons oser inventer l’avenir”
Thomas Sankara
Tutti auspichiamo un mondo migliore e immaginiamo, nel confronto con alcune situazioni presenti, delle soluzioni diverse con l’idea di una società più giusta. Questa esiste nella nostra mente, non ancora nella realtà, è, quindi, un’utopia cioè, come dice il suo etimo, un non-luogo. L’utopia, però, è un non-luogo soltanto e semplicemente finché non si comincia a operare per renderla reale. Si vorrebbe, invece, associare a questa espressione un significato di irrealizzabilità, deve apparire un fantasticare, un sogno fuorviante che ci allontani dalla realtà. Analizzare, però, le strutture sociali in modo critico, evidenziandone gli aspetti negativi nell’ottica del buon vivere comune e proporre conseguentemente, con la nostra fantasia, un diverso ordinamento, significa progettare. Il progetto contiene dentro di sé in modo virtuale il disegno da realizzare nel futuro, ha un valore immediato di esame del presente considerandolo però sempre un “lavoro in corso”. Certo nessuna società proposta è perfetta o pretende di essere tale ma quello che, con il significato attualmente attribuito a questa espressione, siamo indotti a ritenere possibile è semplicemente il rimanere ancorati all’esistente. Rousseau ha bollato per sempre i nemici dell’utopia definendoli come coloro che, pretendendo di sapere cosa sia possibile realizzare, decidono di fare solo quello finendo per giustificare qualsiasi cosa venga fatta e difendendo, di fatto, lo status quo.
